Vaccini e obbligatorietà

Ieri è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge riguardante l'obbligatorietà dei vaccini. Avendo già toccato l'argomento in passato, mi sembra opportuno ritornarci su ed esprimere la mia opinione. Prima di avere un figlio, ero incuriosita dal fatto che alcuni genitori vaccinassero i loro figli e altri no, e pensavo ingenuamente che ognuno facesse, secondo coscienza, ciò che riteneva meglio per la loro salute. Il mio primogenito ha avuto problemi di salute che lo hanno messo anche in pericolo di vita entro i primi tre mesi dalla nascita, quindi ho conosciuto -seppure molto brevemente- l'angoscia dei genitori di bambini fragili e il dilemma di decidere cosa sia meglio per la loro salute.
A scanso di equivoci, dichiaro subito che ho vaccinato mio figlio. Entrare nel magico mondo della maternità, infatti, mi ha fatto toccare con mano l'assurda e asperrima guerra tra vaccinisti e antivaccinisti, che passano ore a insultarsi reciprocamente sui social e fuori e a sfoggiare notizie più o meno manipolate e tendenziose, per questo so che è importante dichiarare sin da subito a quale campo si appartiene. Sono stata anche verbalmente aggredita da antivaccinisti per aver vaccinato mio figlio, cosa che ho trovato sommamente sgradevole.
Il punto è che non mi sento un'ardente vaccinista. Credo che l'elemento principale sul quale anche il ministero dovrebbe fare leva sarebbe un'informazione non solo adeguata ma accurata e corretta. Conosciamo tutti (spero) il metodo scientifico: serve a raggiungere una conoscenza della realtà "oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile". Mi spiego meglio: non mi interessa sapere che un gruppo di medici ha dichiarato che nei vaccini c'è il mercurio e un altro gruppo ha dichiarato che non c'è. Il ministero dovrebbe fondare una ricerca indipendente e stabilire una volta per tutte se il mercurio (o un'altra qualsivoglia sostanza inquinante) sia presente nei vaccini oppure no, se sì in quali, e poi eventualmente modificarne la composizione basandosi su dati incontrovertibili. Se ciascuno vuole operare la scelta migliore per i propri figli e per il proprio nucleo familiare, credo che qualche ricerca indipendente sui punti più controversi (le sostanze inquinanti nei vaccini, l'esistenza o meno della "protezione di gregge", l'esistenza o meno della cosiddetta "immunità naturale", la percentuale di efficacia e la durata della copertura vaccinale, la maturità o meno del sistema immunitario e intestinale e da che età) sarebbe utile. Le notizie manipolate non servono a nessuno. Ad esempio, quando è stato annunciato il decreto legge, gli antivaccinisti hanno arguito che nella maggior parte degli altri stati europei non c'è obbligo vaccinale. Tuttavia, in questi stati spesso non c'è necessità di obbligo vaccinale perché i genitori vaccinano comunque i loro figli anche senza esservi obbligati. D'altra parte, non ho reperito dati numerici riguardanti i vaccini non obbligatori eseguiti in altri paesi, quindi tutto questo dibattito diventa inutile perché fondato su una serie di interpretazioni e non su dati incontrovertibili.
E qui giungiamo al secondo punto-chiave della questione dopo l'informazione corretta e indipendente. Non sono un medico, quindi non entro in questioni mediche specifiche ma noto, da dilettante quale sono, che tutta la nostra cultura scientifica e non va verso una sempre maggiore personalizzazione e individualizzazione. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, ad esempio, abbiamo vaccinato dopo aver consultato diversi medici, e non abbiamo rispettato il calendario vaccinale, adattandolo in qualche modo alle esigenze contestuali. Ora, un obbligo vaccinale massiccio è il contrario della personalizzazione e dell'individualizzazione, che mi pare quantomai opportuna, in particolare nel caso delicato della vaccinazione di bambini di soli due mesi di età. Nel nostro caso, ad esempio, ci era stato consigliato di tenere il bambino per un periodo in quarantena, di vaccinarci a nostra volta, di aspettare un certo tempo dopo un'operazione chirurgica subita... immagino che per ogni individuo da vaccinare ci sia una casistica piuttosto vasta da prendere in considerazione e, se queste considerazioni vanno fatte da personale qualificato, devono in qualche modo coinvolgere la famiglia che si occupa della salute del bambino e della propria, se non altro perché ritardare la vaccinazione di un neonato può comportare la vaccinazione di altri componenti del suo nucleo familiare. il decreto contempla, a dire il vero, eccezioni all'obbligo vaccinale, ma l'obbligatorietà di tanti vaccini contemporaneamente è la contraddizione per eccellenza di un'attenzione al paziente e di una visione olistica della salute, visione alla quale oramai nemmeno i medici più tradizionalisti si sottraggono.
Terzo punto fondamentale: da anni non c'è più obbligo vaccinale in Italia, e reintrodurlo improvvisamente, con tanto di severe sanzioni per i genitori inadempienti, mi pare incauto e controproducente. Prima di tutto, come accennato prima, il ministero dovrebbe riacquistare una certa credibilità, fondare ricerche inappuntabili sul piano del rigore scientifico ed attenersi ai risultati di queste ricerche per stabilire se, quali e quanti vaccini vanno resi eventualmente obbligatori. Operando in questo modo, le cordate di medici pro o contro i vaccini non avrebbero ragion d'essere, e ancora meno quelle che riuniscono ignorantissime mamme rese isteriche dai problemi di salute dei loro figli. Inoltre, per quanto la questione dei vaccini abbia un innegabile aspetto sociale, è opportuno che questo aspetto sia gestito in modo da non essere percepito come un'imposizione dittatoriale, alla quale chiunque può reagire evocando una libertà di scelta. A nessuno (o quasi) verrebbe in mente di evocare la libertà di scelta riguardo all'obbligo scolastico, perché la comunità nel suo insieme è d'accordo sul fatto che andare a scuola fino a una certa età sia meglio per bambini e ragazzi rispetto ad altre alternative, quali ad esempio andare a lavorare o restare in famiglia senza un'educazione. Perciò, anche la minoranza di persone che non manda a scuola i propri figli provvede comunque alla loro educazione e comprende la necessità di sottoporli a esami che dimostrano che ciò che hanno appreso è comparabile a ciò che avrebbero appreso a scuola nello stesso periodo. Sui vaccini non c'è questo accordo sociale e, prima di renderli obbligatori in modo indiscriminato, è necessario compiere ricerche, informare, modificare eventualmente i vaccini stessi o la loro scansione temporale nell'arco della vita e rassicurare coloro che saranno vaccinati. Non farlo espone il ministero stesso ad attacchi di ordine politico che non dovrebbero avere ragion d'essere perché amplificano ulteriormente il problema. 

Les espaces sexués

Le volume consacré aux Espaces sexués - topographie des genres dans les espaces imaginaires et symboliques a été enfin publié! Voici le programme de la conférence qui est à l'origine de ce livre et une courte présentation de l'oeuvre dans le site de LIT Verlag. Ma contribution est consacrée à Un dimanche au cachot de Patrick Chamoiseau. Bonne lecture!

Della traduzione e altri demoni

Negli ultimi mesi ho passato purtroppo molto tempo in ospedale, senza per questo perdere la mia curiosità nei confronti degli aspetti linguistici della nostra società e delle ricadute della traduzione sul nostro modo di stare insieme. Mi ha colpito questo cartello che illustra i diversi tipi di camice portati dal personale di un ospedale in modo che i pazienti li possano riconoscere. Il messaggio è perfettamente trasmesso dalle diverse versioni linguistiche, sebbene dal punto di vista strettamente semantico i tre titoli siano piuttosto diversi in ciascuna lingua. In particolare, "A chi mi rivolgo?" è la domanda di un paziente esitante che cerca di riconoscere le mansioni del personale al fine di chiedere aiuto o informazioni alla persona giusta. (Un maligno potrebbe inferire che questo corrisponde al modo italianissimo di risolvere i problemi rivolgendosi non tanto a chi ha l'incarico di aiutare ma a chi "è inserito"). "Who am I talking to?", invece, si addice a un paziente che già sta parlando con il primo operatore disponibile e si chiede a posteriori se questo sia davvero la persona più adatta ad aiutarlo. La domanda in francese è più simile a quella in italiano, anche se ha una sfumatura meno drammatica. Non si può dire comunque che queste traduzioni non siano corrette, poiché il messaggio è efficace e chiaro. Questo sia detto a riprova del fatto che, al di là delle competenze di ciascun traduttore e delle teorie sulla traduzione, un po' di buon senso nel tradurre non guasta. 


Mamma dilettante: cos'è il parto operativo

“Naturale o cesareo?” È questa la domanda che si sentono spesso rivolgere le puerpere. Esiste però un altro tipo di parto, di cui nessuno parla. Si tratta del parto operativo, troppo spesso assimilato al parto naturale perché è un parto vaginale durante il quale l’espulsione del bambino è resa più agevole da una serie di accorgimenti: ventosa, episiotomia, manovre, uso del forcipe. L’esistenza di queste tecniche ha certamente salvato la vita di madri e figli in casi estremi. Ultimamente si ricorre ad esse per evitare un eccessivo ricorso al taglio cesareo, che non è raccomandato dall’OMS se non in casi di effettiva necessità. Il problema è che, in ogni caso, il parto operativo è molto gravoso per la madre, e talvolta anche per il bambino, perciò a mio avviso sarebbe opportuno quanto meno informare le donne in gravidanza dell’esistenza di questo tipo di parto e possibilmente anche supportarle adeguatamente nel post-parto. Infatti, a seconda di ciò che ha subito, una donna che ha avuto un parto operativo può andare incontro a incontinenza urinaria e fecale, insensibilità genitale, dolori durante i rapporti, operazioni chirurgiche volte a ripristinare la funzione di contenimento degli organi svolta dalla parete addominale (in caso di apertura delle diastasi), disturbo post-traumatico da stress e molto altro. Il tutto con un bambino neonato da curare.

Nonostante gli scandali recenti e le polemiche sulla “violenza ostetrica” di cui tanto si è parlato negli ultimi anni, io non credo che la maggior parte dei medici e delle ostetriche italiani siano incompetenti o sadici. Al contrario. Sebbene esistano purtroppo casi di personale ospedaliero che dovrebbe cambiare mestiere (ma quale professione non conta individui incompetenti?), in generale e per la mia esperienza diretta, ritengo che se uno staff medico decide di effettuare un parto operativo, questo avviene per motivi medici seri e motivabili. Non mi permetto quindi di congetturare nel merito. Ritengo solamente che sia diritto di ogni partoriente ricevere informazioni adeguate rispetto a questo tipo di parto prima che avvenga, e un supporto medico e psicologico dopo. Quindi, se siete incinte e nessuno vi ha fornito informazioni in merito al parto operativo, informatevi: si tratta di informazioni che probabilmente non vi serviranno e nessuno vi augura che vi servano. Tuttavia, meglio arrivare preparate ad ogni eventualità.

Maternità

Il momento è giunto di parlare, ovviamente da dilettante, di maternità. Desidero parlarne brevemente, perché se ne dice davvero troppo. Ma proprio per questo spero che le mie parole arrivino a chi è alle prime settimane di gravidanza, travolta da un vortice di emozioni e sensazioni, ancora non del tutto consapevole della propria vulnerabilità né della propria forza. Vorrei che queste parole arrivassero prima della valanga di consigli non richiesti, delle domande maliziose o fuori luogo, prima della solitudine così difficile da immaginare quando si pensa che per nove mesi avremo qualcuno dentro, e per il resto della vita qualcuno ameno metaforicamente vicino.
Quella pancia, che in certi casi può diventare tanto pesante, dovrebbe invece diventare un simbolo, il simbolo di un palloncino che vola via dalle bassezze del mondo, dai doveri imposti, dai malumori (a volte anche causati dalla tempesta ormonale, non lo nego!). Le donne incinte dovrebbero, almeno nei pensieri, volteggiare allegramente al di sopra di tutti coloro che "per il nostro bene" cercano di convincerci che sarebbe stato meglio fare un figlio prima, o dopo, comunque non ora, che sarebbe meglio fare l'amniocentesi, sarebbe invece meglio non farla, che si deve essere seguiti da un ginecologo, no anzi da un'ostetrica, che bisogna lavorare fino al nono mese o mettersi a riposo il prima possibile, che dobbiamo fare l'epidurale, non farla, fare un cesareo programmato, partorire in casa, inserire aglio in vagina, prendere integratori, fare o non fare una serie di attività fisiche e mentali più o meno utili e più o meno disparate, ma che dovrebbero comunque essere il frutto di scelte e considerazioni del tutto individuali e private. Per non parlare del dopo parto: neanche i consigli dati in buona fede riguardo all'allattamento, al puerperio e più in generale alla puericultura dovrebbero distrarci dalla meraviglia di crescere nostro figlio o i nostri figli secondo i criteri validi per ciascuno. In una situazione normale di amore per i propri figli e di desiderio di farli vivere nelle migliori condizioni possibili, è lecito quasi tutto: non facciamoci convincere del fatto che far dormire un bambino col sacco nanna o col pigiamino sia una scelta determinante per la sua salute o per tutta la sua vita futura, perché così non è.
L'esperienza di conoscere bambini, anche di pochi mesi, e genitori ricoverati con loro in un reparto di pediatria, mi ha fatto relativizzare molte cose che prima mi sembravano fondamentali. Non solo perché ho toccato con mano i problemi davvero gravi, ma perché ho potuto capire che erano nella maggior parte dei casi del tutto indipendenti dalle scelte volontarie effettuate dalla madre durante la gravidanza e il parto. Partorire significa sostanzialmente lasciare andare, ed è il primo passo verso un accompagnamento all'emancipazione e all'indipendenza. I figli sono destinati ad avere la loro vita, per fortuna indipendente dalla nostra, e l'unica cosa che possiamo fare sin dalla gravidanza è adattarci. Quei nove mesi di limbo sono una palestra, sta a noi essere sufficientemente ricettive da capire di che cosa abbiamo bisogno in quel momento, e sulla base di quello decidere se è meglio andare in mountain bike fino al giorno del parto o fare esercizi di respirazione badando a non affaticarsi troppo. Lo stesso vale per il parto: a seconda di quel che succede, si deciderà, aiutate magari da personale preparato, quali scelte possono rendere più agevoli la nascita del bambino e le fatiche della mamma. Informarsi aiuta molto, ma è opportuno informarsi da fonti certe e verificabili in merito a dati medici e fisiologici, informarsi sulla effettiva situazione di quel momento o sui dettagli dei protocolli ospedalieri. L'esperienza in questi casi serve, ma raramente agli altri. Ciò che è capitato alla figlia della dirimpettaia non capiterà necessariamente alla figlia vostra o a voi.

Dopo la nascita la cosa più importante mi sembra osservare, osservare e osservare, perché se la maggior parte dei neonati gradisce una certa cosa ma nostro figlio no, è del tutto inutile obbligarlo. Questa osservazione sarà molto utile anche in seguito, almeno finché il bambino non sarà in grado di esprimersi in modo articolato, per capire quali sono le sue necessità e le sue condizioni di salute. Naturalmente, anche in questo caso, l'osservazione andrà confrontata con dati verificati e verificabili e/o con la consulenza di specialisti. Magari poi, sarebbe utile insegnare anche alla creatura ad ascoltare il proprio corpo e a non ritrovarsi come noi, in piena età adulta, disorientate e con l'ansia di controllare una serie di eventi che, per definizione, sono ben oltre la portata nostra e di un qualsiasi altro essere umano.

Ode al parco Ferrari (con amarezza finale)

Immaginate il parco cittadino di un piccolo capoluogo di provincia. Forse per chi non ci vive vicino può non essere degno di nota, ma per i residenti e i cittadini è importantissimo. Io vivo proprio accanto al parco Ferrari, a Modena. Si tratta di un parco recente, che ha meno di 40 anni. Negli anni '40 l'area era adibita all'atterraggio di piccoli aerei e alianti, poi dal 1950 al 1976 diventò un autodromo, nel quale corsero e vinsero anche le auto Ferrari. Da questo deriva il nome attuale, il fatto che nel parco c'è un monumento dedicato proprio a Enzo Ferrari, e che i vialetti portano tutti i nomi di famosi piloti del passato. Si possono vedere anche i busti dei piloti sparsi per il parco, con una piccola targa che li ricorda. Dal 1980 sono iniziati i lavori per trasformare quest'area in un parco, e oggi il Parco Ferrari è il più grande di Modena. Ci vivono lepri, fagiani, ricci, tassi e bisce oltre alle anatre e alle oche che fanno sosta vicino al laghetto e ad una popolazione di tartarughe che periodicamente cresce incontrollata e poi viene rimossa dagli operatori. Ovviamente sono molto affezionata a questo parco che ho visto crescere e trasformarsi. Credo però sia anche una grande ricchezza per la mia città.


Ecco una foto che ho scattato al parco Ferrari qualche anno fa, in una stagione vicina a quella in cui si terrà il concerto, e in un punto che sarà certamente calpestato dal pubblico. Copyright: Paola Ghinelli


Quando ho saputo che il primo luglio proprio il "mio" parco sarà adibito ad ospitare il concerto di Vasco Rossi, sono rimasta molto delusa. Innanzitutto perché gli animali che ci vivono saranno certamente disturbati, se non allontanati definitivamente, dal trambusto che si creerà. In secondo luogo perché il parco è ancora in evoluzione. Proprio un anno fa è stata censita la posizione degli alberi e degli arredi urbani, immagino al fine di continuare a popolarlo di alberi. Da utente, mi piace seguire il rimboschimento e la piantumazione di piante e alberelli. Chiaramente, le piante che sono state aggiunte più di recente non trarranno giovamento dal concerto. La parte in cui verrà sistemato il parco è la più spoglia, e ho sentito dire che ne approfitteranno per abbellirla in seguito. Non credo però che distruggere il lavoro già fatto (irrigazione, introduzione alberelli, ecc) sia il modo migliore per rinnovare, tanto più che, al di fuori dell'area del concerto, dove ci sono gli alberi più grandi e dove probabilmente trovano riparo la maggioranza degli animali, ci saranno certamente attività commerciali e soprattutto ci dovranno essere lo spazio, le attrezzature e le misure di sicurezza adatte a consentire a un numero di persone almeno uguale alla popolazione di Modena (!!!) di entrare nell'area del concerto e di ascoltarlo. Probabilmente la recinzione (che non è danneggiata) dovrà essere rimossa... Il parco sarà sfigurato e con ogni probabilità anche devastato. 
Il parco Ferrari è nel bel mezzo di un'area residenziale vicina al centro, quindi i disagi per chi ci abita saranno enormi, non solo e non tanto per il rumore, quanto per il fatto che le vie di accesso alle case saranno bloccate. Io proprio in quei giorni avrò necessità molto particolari relative a spostamenti e tranquillità senza avere la possibilità di spostarmi, ma non credo comunque di essere l'unica ad avere necessità, proprio in quel periodo, di entrare e uscire liberamente da casa mia, possibilmente senza un frastuono assordante.
Di alternative al parco Ferrari ce n'erano tante. Lo stadio cittadino è stato rinnovato pochi anni fa, nella breve stagione in cui la squadra del Modena è stata in serie A. C'è una zona periferica, brulla e non coltivata, quindi priva di animali, più lontana dalle zone residenziali rispetto al parco Ferrari, che per di più è occupata per un mese all'anno (NON nel periodo del concerto) dalla festa del PD, che prevede anche concerti di artisti nazionali e internazionali. Perché quindi non usare un'area già collaudata e decidere di smantellare il più grande parco cittadino? Spero che lo staff di Vasco Rossi venga informato dei danni potenziali che porterà questo concerto e possa contribuire a spostarlo, dato che, a quanto pare, l'amministrazione comunale non ci ha pensato.

Dilettantismo

Un nuovo nome e una rinfrescata alle pagine di questo blog, che si è trasformato in "passioni e azioni di una dilettante". Perché dilettante? Perché nella vita ho fatto tutto, per un po' di tempo. Ho lavorato in azienda, nel pubblico, in proprio con partita IVA, ho avuto impieghi saltuari, collaborazioni e contratti a tempo indeterminato. Ho insegnato a lungo, e tuttora insegno, ma in quasi tutti gli ordini di scuola: scuola dell'infanzia, scuola primaria, scuola secondaria inferiore, secondaria superiore, università, master post-laurea, scuola di formazione insegnanti e ho fatto formazione agli adulti in ambito privato. Ho insegnato inglese, francese, italiano, sostegno, traduzione, e chissà quante altre diavolerie. Ho tradotto narrativa avendo la soddisfazione di vedere in libreria il frutto delle mie fatiche, ma non ho rifiutato di effettuare anche traduzioni tecniche destinate a circolare anonimamente nei corridoi di oscure aziende sotto forma di regolamenti e manuali. Ho scritto libri e articoli pubblicati, ma in lingue diverse e su argomenti relativamente disparati. 
Anche nella vita privata, da pigra patentata, sono passata senza soluzione di continuità al kung fu shaolin che, con un po' di rammarico ho praticato per un tempo piuttosto breve. D'altra parte cominciare a fare quel tipo di attività a trent'anni più che suonati è molto utile per rendersi conto che nessuno mantiene lo stesso grado di forma fisica per lunghi periodi. Mi sono sposata, ma tardissimo, e ancora più tardi sono diventata mamma. Così, a quarant'anni, sono una novellina anche in questo ambito.
Dopo anni nei quali ho sofferto un po' di questo continuo cambiamento, vivendolo come un riflesso del mio rovello interiore, ora lo vedo più come un allegro sfarfallare. Dopo i tormenti e i quesiti esistenziali, ora mi godo la leggerezza che regalano questi continui cambiamenti, e l'identità fuggevole e composita che ne è il frutto. Anche questo blog si modifica quindi secondo questa nuova prospettiva.

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